I dieci comandamenti: quali sono, significato e storia

I dieci Comandamenti vengono anche chiamati Decalogo e fanno parte dell’antica scrittura tramandata da Yahweh a Mosè. I dieci Comandamenti, parte del sacro libro della Bibbia, furono incise in origine come leggi riportate su due tavolette direttamente dal dito di Dio, da Mosè secondo un’altra fonte storica. I Comandamenti sacri sono riportati sui libri della Bibbia dell’Esodo e del Deuteronomio. Andiamo ad approfondire il loro significato e la loro storia nei prossimi paragrafi.

I dieci Comandamenti

I dieci Comandamenti rappresentano leggi chiare e definite. I testi originali ebraici sono stati interpretati in modi differenti a seconda delle religioni. Nella versione più conosciuta i dieci Comandamenti comprendono:

  1. Non avrai altro Dio fuori di me
  2. Non nominare il nome di Dio invano
  3. Ricordati di santificare le feste
  4. Onora tuo padre e tua madre
  5. Non uccidere
  6. Non commettere atti impuri
  7. Non rubare
  8. Non dire falsa testimonianza
  9. Non desiderare la donna d’altri
  10. Non desiderare la roba d’altri

Il testo biblico originale non riporta tuttavia la suddivisione numerica, proprio come nella versione ebraica. Le leggi riportate sanciscono l’alleanza tra Dio e il popolo di Israele, rappresentata dalle testimonianze riportate dallo stesso Mosè. I dieci Comandamenti furono incisi da una parte all’altra delle tavole, al fine di semplificare la lettura sul davanti e sul retro. Il Decalogo ha rappresentato e continua a rappresentare le leggi divine alla base della religione di diversi popoli nel mondo.

Storia e significato del Decalogo

I dieci Comandamenti sono stati trascritti per guidare i popoli all’amore e alla condivisione, liberandosi dalla maggior parte dei peccati terreni. Moltissimi fedeli credono di poter conquistare il Paradiso nella vita eterna rispettando le leggi trascritte nella Bibbia. Ogni Comandamento contiene al suo interno un significato diverso. 

“Non avrai altro Dio fuori di me” rappresenta l’amore puro dato da Dio agli esseri umani e l’aspettativa di poter ricevere in cambio lo stesso sentimento, senza alcuna forma di egoismo intrinseca. Allo stesso modo “Non nominare il nome di Dio invano” si riferisce invece alle frasi blasfeme che non devono essere pronunciate, comprese tutte le occasioni dove non è necessario nominare il suo nome. “Ricordati di santificare le feste” si riferisce invece alle celebrazioni cristiane, ma anche alla santificazione di Dio nel giorno del riposo settimanale.

“Onora tuo padre e tua madre” rappresenta il rispetto e l’obbedienza che deve essere portata ai genitori, al di là dell’età anagrafica dei figli. “Non uccidere” rappresenta un peccato tra i più acerrimi, condannato non soltanto in sede di Tribunale, ma anche al cospetto di Dio. Allo stesso modo anche il Comandamento relativo al “Non commettere atti impuri” invita tutti fedeli all’astenersi da azioni e pensieri ingiusti.

“Non rubare” sottolinea l’importanza di non sottrarre nulla che non ci appartenga. “Non dire falsa testimonianza” sottolinea la necessità di divulgare sempre e comunque la verità dei fatti. “Non desiderare la donna d’altri” riprende la sacralità della famiglia e dei rapporti sentimentali, condannando l’abuso sul desiderio sessuale. Similmente anche “Non desiderare la roba d’altri” riprende il concetto precedente riferito agli oggetti e alle cose puramente materiali che non ci appartengono.