Campi morfogenetici: cosa sono e significato

Scoperti dallo scienziato britannico più insigne del campo della Biologia, Rupert Sheldrake, i campi morfogenetici (anche detti semplicemente morfici) sono considerati come qualcosa che va al di là delle leggi della natura: sono difatti legati più alla mente, allo spirito, alla coscienza e alla memoria, tutto ciò che permette all’uomo che agisce sulla creazione di realtà condivisibili, grazie alle quali ci sintonizziamo. La radice dell’aggettivo “morfo” sta proprio ad indicare la trasformazione di questi campi di memoria, che possono essere diffusi da persona a persona tramite il fenomeno della “risonanza”. Andiamo però a scoprire di che si tratta nell dettaglio, cercando di esplicarli meglio attraverso degli esempi.

Campi morfogenetici

Con la teoria esplicata nell’introduzione, Sheldrake nel 1942 ha in pratica voluto dire che grazie ai campi morfogenetici si ottiene lo sviluppo di comportamenti, sia psicologici che non, di una persona e che, come conseguenza, vi è l’acquisizione automatica di tutte queste caratteristiche da parte di altri individui della stessa specie. Questo campo invisibile dunque ha una struttura mnemonica costruita anche altre nozioni e i comportamenti della società, in un perenne ciclo di scambio.

Per interpretarla meglio bisognerebbe prendere ad esempio un server che può comunicare con tutti gli altri: un computer che può attingere i dati necessari per costruire una propria cartella dopo aver raccolto le informazioni dalle altre macchine. Questa teoria potrebbe di certo avvalorarne un’altra: se questi campi di memoria vanno oltre i confini della genetica vorrebbe dire che la coscienza ma anche i ricordi, sogni, esperienze mistiche e le memorie assimilate nell’inconscio, sopravvivono alla morte biologica di una persona.

Campi morfogenetici e psicologia

Carl Gustav Jung, uno dei più grandi luminari dello studio sulla psiche umana, scrisse un libro con il fisico Wolfgang Pauli in cui veniva delineata la nozione di Sincronicità, ovvero un processo intuitivo attuato dall’inconscio, che permette di avvertire la presenza di coincidenze significative, eventi paralleli e tracce universali nel profondo della propria psiche. Per semplificare il concetto in un esempio si può ipotizzare una situazione in cui si ha il pensiero fisso sul ricordo di un amico che non si vede da lungo tempo.

Proprio questo (che stava condividendo con voi lo stesso ricordo) vi chiama al telefono: la sincronicità, dunque, può avere le stesse caratteristiche della chiaroveggenza ma anche della precognizione. Basti pensare che tutte le tecniche divinatorie hanno come base questo principio e i simboli di cui fanno uso coloro che le praticano possono essere considerati stati trascendenti e consci che rendono in grado di accedere ai “Campi morfogenetici”, i luoghi senza spazio e tempo che racchiudono informazioni, ricordi e memorie.