Le commissioni POS rappresentano uno dei costi più discussi tra i commercianti italiani, ogni volta che un cliente paga con carta, una percentuale della transazione viene trattenuta dal gestore del terminale o dall’istituto bancario.
Vediamo insieme quali sono le commissioni pos più comuni.
Cosa sono le commissioni POS?
Le commissioni POS (Point of Sale) sono i costi che un esercente sostiene ogni volta che accetta un pagamento elettronico tramite carta di credito, debito o prepagata. Si tratta di una percentuale applicata sull’importo della transazione, che viene trattenuta automaticamente dal provider prima di accreditare il ricavo sul conto corrente del commerciante.
Queste commissioni non sono fisse a livello nazionale: variano in base a una serie di fattori, tra cui:
- Il tipo di carta utilizzata (debito, credito, business, prepagata)
- Il circuito di pagamento (Visa, Mastercard, American Express)
- Il volume mensile di transazioni dell’esercente
- Il provider o la banca che gestisce il terminale POS
- Il piano tariffario scelto (fisso mensile + percentuale, solo percentuale, ecc.)
Come si calcolano le commissioni POS?
Il sistema delle commissioni POS si basa su più livelli di costo che si sommano tra loro. Ecco i principali:
1. Interchange fee (commissione interbancaria)
È la commissione che la banca del commerciante paga alla banca del titolare della carta. In Europa, il Regolamento UE 2015/751 ha fissato dei tetti massimi:
- 0,2% per le carte di debito
- 0,3% per le carte di credito
Queste percentuali si applicano sui circuiti Visa e Mastercard. American Express e altri circuiti privati, invece, non sono soggetti a questi limiti.
2. Schema fee
È il costo applicato dai circuiti di pagamento (Visa, Mastercard) per l’utilizzo della loro infrastruttura.
3. Markup del provider
È la quota aggiuntiva che il tuo fornitore di POS applica al di sopra delle commissioni interbancarie. Questo è il margine su cui puoi negoziare o confrontare le offerte.
Quali sono le commissioni medie dei POS in Italia?
Le tariffe variano considerevolmente da provider a provider. In linea generale, nel mercato italiano si trovano queste fasce:
| Tipo di transazione | Commissione media |
| Carta di debito (Bancomat) | 0,2% – 0,9% |
| Carta di credito consumer | 0,3% – 1,5% |
| Carta di credito business | 0,5% – 2,5% |
| American Express | 1,5% – 3,5% |
| Carte prepagate | 0,5% – 1,2% |
A queste percentuali possono aggiungersi costi fissi mensili per il noleggio o l’acquisto del terminale, quota di attivazione, e in alcuni casi commissioni minime per transazione.
Quali costi fissi considera un commerciante?
Oltre alla percentuale per transazione, un esercente deve mettere nel conto anche altri possibili costi legati al POS:
- Canone mensile del terminale: da 0 a 30€/mese a seconda del provider
- Costo di acquisto del dispositivo: da circa 20€ a oltre 300€
- Quota di attivazione: spesso una tantum, da 0 a 50€
- Costo per rimborsi e chargeback: alcuni provider applicano una tariffa per ogni storno
- Costo per estratto conto o reportistica avanzata: raro, ma presente in alcuni piani premium
Come incidono le commissioni POS sul fatturato?
Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che tu gestisca un piccolo negozio con un fatturato mensile da carte pari a 10.000€ e una commissione media dell’1,2%:
10.000€ × 1,2% = 120€ al mese di commissioni
In un anno si tratta di 1.440€ che escono dalle tue casse. Per un’attività con margini ridotti, come bar, edicole o negozi di alimentari, questo importo è tutt’altro che trascurabile.
Se il fatturato cresce a 50.000€ mensili, con la stessa commissione pagheresti 7.200€ l’anno. È evidente che scegliere il provider giusto fa una differenza concreta.
POS con commissioni basse: cosa cercare?
Quando si confrontano le offerte di POS sul mercato, è importante valutare il costo totale effettivo, non solo la percentuale di commissione. Ecco i punti chiave:
- Nessun canone mensile o canone ridotto: i POS mobile moderni spesso non prevedono abbonamenti fissi
- Commissioni differenziate per tipo di carta: pagare meno sulle carte di debito (più diffuse) può fare la differenza
- Nessun costo di attivazione: molti provider oggi non la applicano
- Accredito rapido: ideale avere i fondi disponibili entro 1-2 giorni lavorativi
- Nessun contratto a lungo termine: flessibilità in caso di cambiamento del business
Esistono POS senza commissioni?
La risposta breve è: dipende. Alcuni provider propongono piani in cui si paga un canone mensile fisso senza commissioni variabili sulle transazioni. Questo modello conviene soprattutto agli esercenti con alto volume di vendite, dove le percentuali avrebbero un impatto elevato.
In altri casi, i POS mobile di nuova generazione applicano commissioni molto basse — spesso inferiori all’1% — che per molti professionisti e piccoli commercianti rappresentano già una soluzione vantaggiosa rispetto ai contratti bancari tradizionali.
Per confrontare i migliori terminali disponibili oggi e trovare soluzioni a basso costo o senza commissioni per transazione, puoi analizzare le offerte aggiornate dei principali provider del mercato italiano.
POS tradizionale vs POS mobile: differenze nelle commissioni
I POS tradizionali (quelli fisici, collegati via cavo o fisso) sono solitamente forniti da banche o grandi istituti finanziari. Tendono ad avere:
- Contratti pluriennali
- Canoni mensili più elevati
- Commissioni negoziate individualmente in base al profilo dell’esercente
I POS mobile (come SumUp, Square, Zettle, Mypos, ecc.) seguono invece un modello più trasparente:
- Acquisto del dispositivo una tantum (senza noleggio)
- Commissioni fisse e pubbliche (nessuna negoziazione necessaria)
- Nessun contratto a lungo termine
- Gestione tramite app per smartphone
Per la maggior parte dei liberi professionisti, artigiani e piccoli esercenti, i POS mobile offrono oggi il miglior equilibrio tra costo e semplicità di utilizzo.
Obbligo POS in Italia: cosa prevede la legge?
Dal 30 giugno 2022, con l’entrata in vigore del Decreto PNRR, i commercianti e i professionisti italiani sono obbligati ad accettare pagamenti elettronici per qualsiasi importo. Il rifiuto è punibile con una sanzione amministrativa di 30€ fissi + 4% del valore della transazione rifiutata.
Non esiste però un obbligo su quale POS utilizzare o quale provider scegliere: la scelta rimane libera, il che rende ancora più importante confrontare le commissioni prima di firmare un contratto.
Consigli pratici per ridurre le commissioni POS
- Confronta almeno 3-4 provider prima di scegliere: le differenze di costo possono essere significative
- Calcola il tuo volume mensile e usa simulatori online per stimare il costo reale annuo
- Evita i contratti a lungo termine se hai un’attività giovane o stagionale
- Verifica se esistono soglie di volume oltre cui le commissioni si riducono automaticamente
- Controlla i costi nascosti: rimborsi, assistenza, sostituzione del dispositivo
Conclusione
Le commissioni POS sono un costo reale che ogni esercente deve tenere sotto controllo. La buona notizia è che il mercato oggi offre più scelta che mai: tra POS mobile trasparenti, provider fintech e piani senza canone mensile, è possibile trovare soluzioni adatte a ogni tipo di attività.
L’importante è non fermarsi alla prima offerta e confrontare sempre il costo totale effettivo, inclusi canoni, commissioni per tipo di carta e eventuali spese accessorie. Un’analisi di poche ore può tradursi in centinaia di euro di risparmio ogni anno.
