Tancredi e Ghismunda: riassunto dell’opera

Di tutta la letteratura italiana prodotta nel corso dei secoli, il Decameron è sicuramente una delle creazioni più originali e interessanti. Scritto da Giovanni Boccaccio tra il 1349 e il 1353, è un vero e proprio capolavoro, capace di ispirare ogni genere di artisti grazie alla sua struttura intrigante e all’originalità delle storie raccontate.

Storia della novella “Tancredi e Ghismunda”

A rendere il Decameron così interessante è soprattutto la struttura dell’opera: Boccaccio, infatti, crea una sorta di cornice narrativa che vede dieci giovani rifugiarsi in una villa in campagna per sfuggire alla peste del 1348.

Lontani da tutto e tanti, decidono di passare il tempo raccontandosi a vicenda delle novelle: ogni giorno ognuno di loro deve declamare la sua storia, per 10 giorni dei 14 che passano insieme e in base al tema del giorno che viene scelto, a turno, da quello che è eletto  sovrano della giornata.

Si va a creare, così, una sottotrama composta da cento novelle, un patrimonio letterario davvero inestimabile. Tancredi e Ghismunda è proprio una di queste storie – tra le più famose e apprezzate –, in particolare è la prima novella del quarto giorno di racconto.

Filostrato, re del giorno, sceglie un tema cupo, ovvero gli amori dell’esito tragico: lo scopo di Boccaccio, infatti, è proprio quella di raccontare la potenza dell’amore, ma anche di denunciare la discriminazione sociale tra le diverse classi e la condizione femminile dell’epoca.

Riassunto dell’opera

Salerno era governata dal principe Tancredi, che aveva come figlia Ghismunda: nonostante fosse molto buono e generoso, era talmente affezionato alla figlia da volerla tenere sempre vicina, e da ritardare la data del suo matrimonio proprio per non vederla andare via. Ghismunda, da parte sua, amava molto suo padre, ma iniziava a soffrire la solitudine e a desiderare qualcuno nella sua vita.

Il caso vuole che la ragazza s’innamori di Guiscardo, il valletto del padre: è bello, buono e gentile, ma è molto povero, e quindi secondo l’etichetta i due ragazzi non potrebbero stare insieme. Ma questo non ferma il loro amore, e i due iniziano a frequentarsi di nascosto, inventando vari stratagemmi per potersi vedere in segreto.

Un giorno però Tancredi, che si reca per una visita in camera della figlia, scopre i due amanti e, al colmo della gelosia, arresta Guiscardo e cerca di convincere Ghismunda che i due non potranno mai stare insieme, perché lui è di una classe sociale molto inferiore alla loro. La ragazza prova a difendere il suo amore, parlando di nobiltà d’animo e uguaglianza, e che il ceto è solo dettato dalla fortuna, e inoltre minaccia suo padre di togliersi la vita se dovesse accadere qualcosa a Guiscardo.

Tancredi, però, sembra non averla nemmeno ascoltata, e folle di gelosia fa strangolare il giovane, per poi far recapitare alla figlia il suo cuore. La ragazza, però, immaginava già cosa avrebbe fatto suo padre, e così versa una fiala di veleno sul cuore, lo beve direttamente da lì e si toglie la vita.

Quando Tancredi scopre la figlia, ormai è tardi per salvare la ragazza, ed è costretto a vivere con il rimpianto di non averla ascoltata. Per chiedere perdono accetta di esaudire l’ultimo desiderio di Ghismonda, essere sepolta accanto al suo Guiscardo.