Articolo 18: tutte le conseguenze dell’abolizione

Da tempo si sente parlare di riforma del mercato del lavoro e dell’abolizione dell’articolo 18, vediamo insieme e cerchiamo di capire cosa cambierà. Partiamo spiegando che l’Articolo 18 della costituzione del 1970 è la legge che tutela dai licenziamenti senza giusta causa, ovvero quei licenziamenti senza un previo avviso, o senza una vera e giusta motivazione, come motivazioni discriminatorie e ingiustificate ad esempio veniva dichiarato un licenziamento nullo se il congedo avveniva durante il periodo di maternità, inefficace se dichiarato dal datore di lavoro in forma orale o senza presentare valide motivazioni scritte, annullabile quando illegittimo.

Secondo questo articolo nel caso il giudice reputi ingiusto o immotivato il licenziamento le aziende con più di 15 dipendenti sarà obbligata a reintegrare il lavoratore e a pagare un cifra per il danni causati. Tutto è partito il 20 Febbraio 2015 quando Renzi ha dichiarato definitivi le bozze di decreto della seconda parte del Jobs Act e chiedeva l’abolizione. In breve l’abolizione non è stata accettata, ma la Commissione Lavoro del Senato ha accettato la riforma del mercato del lavoro che andrà in aula, da cui  potrebbe conseguire il superamento e la  sola modificazione di una parte dell’articolo 18 per i neoassunti a tempo indeterminato ai quali verrà proposto il “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio”.

Questo contratto che verrà proposto non tutelerà più una reintegrazione, ma nel caso di licenziamento illegittimo verrà pagato solo un indennizzo pari al tempo lavorativo trascorso dal dipendente licenziato in quella determinata azienda. Se le modifiche verranno effettuate avranno validità di quattro anni e verranno mantenute solamente nel caso abbiano apportato benefici allo stato occupazionale attuale. I partiti e i sindacati si stanno infuocando di fronte a questa proposta in maniera definita inauditata e melodrammatica.

Il governo sostiene che queste modifiche serviranno a tutelare i giovane in quanto vi sarà più occupazione, infatti si ritiene che le piccole aziende evitino di assumere più di 15 dipendenti proprio per evitare il peso del vecchio articolo 18, in questo modo secondo il governo le aziende incomincerebbero ad assumere di più. I sindacati la pensano diversamente  e ritengono queste modifiche un vero affronto ai diritti dei lavoratori. Inoltre questi ultimi, nello specifico Cgil e Cisl, hanno annunciato uno sciopero generale che avrà una durata di otto ore in data 16 aprile. Inoltre hanno dichiarato che se il governo intenderà proseguire nel suo progetto i sindacati ricorreranno al Referendum. Per avere una conferma ci toccherà aspettare i documenti finali e i decreti attuativi che verranno emanati dal parlamento.